Caviro

“Black to the Future”: parte il Progetto Europeo

Si sperimenta una nuova miscela ammendante, prodotta da Enomondo, che nutre il suolo e riduce la desertificazione. Quattro i paesi coinvolti: Italia, Spagna, Belgio e Cipro

È entrato nel vivo «Black to the future – Biochar and compost as soil amendment», il progetto che coinvolge quattro paesi europei (Italia, Spagna, Belgio e Cipro) e vede il Gruppo Caviro come soggetto capofila.

Lo scopo dell’iniziativa è testare le potenzialità di «CBMix», una miscela realizzata dall’unione di ammendante e biochar, un materiale carbonioso derivato dalla degradazione termica delle potature agricole.

Si stima che l’utilizzo di questo prodotto riduca l’impoverimento del suolo e aumenti la capacità del suolo di assorbire carbonio, migliorando la resa delle piante.


L’organizzazione e i partner del progetto

CBMix è realizzato da Enomondo, società del Gruppo Caviro, presso gli stabilimenti di Faenza (RA) e viene poi distribuito su alcuni terreni in Italia e nei paesi partner con l’obiettivo di testarne la resa in diverse condizioni climatiche e ambientali, oltre che su colture differenti.

A seguire la sperimentazione in Emilia-Romagna è il CRPV-Centro Ricerche Produzioni Vegetali in collaborazione con l’Università di Bologna mentre gli enti partner negli altri Paesi sono CSIC Consejo Superior de Investigaciones Cientìficas (Spagna), Cyprus University of Technology (Cipro) e Urban Crop Solutions (Belgio).

Alla base del progetto, avviato a maggio 2021 e della durata di un anno, con possibile prolungamento fino al termine del 2022, c’è l’intenzione di operare per la diffusione di un modello di economia circolare che coinvolga tutti gli attori della filiera nel riutilizzo degli scarti agricoli e in una gestione sostenibile del suolo.


Gli obiettivi di Black to the Future

«CBMix permette di accumulare acqua e nutrienti, stimolando la crescita della microflora positiva dei suoli, rendendo il terreno più resistente alla siccità e portando la pianta a un maggiore equilibrio – spiega Rosa Prati, Responsabile del progetto e R&D manager di Caviro -. Il biochar è un materiale poroso, trattiene l’acqua e i nutrienti, rilasciandoli più gradualmente rendendo così il suolo più fertile e combattendone la desertificazione».

«Black to the future» è finanziato da EIT Food – European Institute of Innovation and Technology (project ID:21217).

Maggior informazioni sono disponibili sul sito blacktothefuture.eu.

Insieme coltiviamo valori,
dalle radici

Caviro nasce nel 1966 a Faenza, nel cuore dell’Emilia-Romagna, per valorizzare le uve dei soci in una terra ricca di identità e ad alta vocazione vinicola. Oggi, a distanza di 50 anni dai primi conferimenti, il Gruppo esporta in oltre 70 paesi e rappresenta con la realtà Caviro Sca la più grande Cantina d’Italia e la prima azienda per volumi di vino prodotti del nostro Paese.

Grazie alla società Caviro Extra Spa è impegnato nel recupero dei sotto-prodotti derivati dalla filiera vitivinicola e agroalimentare che vengono trasformati in prodotti nobili per l’alimentare, il farmaceutico e l’agricoltura e in biometano. Sul mercato è leader nella produzione di alcool in Italia e co-leader mondiale nell’acido tartarico naturale.

Inoltre, con la compartecipata Enomondo viene trasformato quanto rimane in energia da fonti rinnovabili.