Caviro

Caviro ospita il Forum Mondiale delle Cooperative Vitivinicole

Le maggiori realtà cooperative internazionali si confrontano su
sostenibilità, valore culturale del vino, importanza del modello cooperativo

Il Forum Mondiale delle cooperative Vinicole è andato in scena con un nuovo incontro, a cui hanno partecipato realtà da Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Francia, Spagna, Portogallo e Italia.

L’appuntamento è stato coordinato dal Gruppo Caviro e dal suo presidente, Carlo Dalmonte, che nell’ultimo anno ha presieduto anche il Forum. Al termine dell’incontro Dalmonte ha ceduto il testimone al presidente della cooperativa argentina Fecovita, Eduardo Sancho, che coordinerà il Forum per i prossimi 12 mesi.

Tanti i temi trattati, dal valore del vino come elemento culturale e agricolo all’importanza del modello cooperativo (sia come risposta al bisogno di sostenibilità etica, economica e ambientale che come antidoto alle difficoltà che le aziende agricole potrebbero incontrare a causa di alcuni passaggi del Green New Deal).

Verso una sostenibilità ecologica

“In questo momento storico la distanza ci divide, ma l’incontro virtuale di oggi è un’importante occasione di confronto sui temi che, in quanto imprenditori cooperativi, più ci uniscono – ha esordito Carlo Dalmonte, Presidente del Gruppo Caviro -. L’Europa sta prendendo la direzione della sostenibilità ecologica, con quello che viene definito Green New Deal. È un fatto positivo, per l’ambiente e le nuove generazioni, ma dobbiamo anche fare attenzione alla salvaguardia dei produttori, che non possono, da soli, pagare il conto di questa transizione complessa, peraltro in una condizione di stress causata dai cambiamenti climatici. Si tratta di una partita difficile e come cooperative italiane abbiamo chiesto alle istituzioni di seguire le linee guida di gradualità, reciprocità e razionalità. La cooperazione ha molto da dire perché è portatrice di un modello sano e attento alle persone”.

“La sostenibilità oggi è un valore cardine, ma la cooperazione non la scopre certo con il Green New Deal – ha confermato nel suo intervento Luca Rigotti, Coordinatore Nazionale Settore Vino dell’Alleanza delle Cooperative Italiane -. Il modello cooperativo sarà utile per superare la crisi, fermo restando che occorrono aiuti affinché il mercato si riprenda. Bisogna procedere in una direzione comune anche nei singoli stati e a livello europeo, affinché la strada sia percorribile da tutti. Le direttive indicate per la sostenibilità richiedono tempo, studi, ricerca, e serve un’ottica di condivisione, di futuro comune”.

Gli effetti della pandemia sul mercato del vino

Nel difficile contesto della pandemia, il mercato del vino ha retto il colpo. “Il punto più critico per il nostro settore è nel blocco del canale Horeca – ha segnalato ancora Dalmonte -, una condizione connaturata al dramma economico e sociale che alcuni comparti stanno vivendo, tra cui turismo e ristorazione. Le grandi imprese vinicole hanno retto bene, perché non c’è stato un calo dei consumi del vino bensì un cambio, più legato all’uso domestico. In questo scenario, continuiamo a portare avanti un’istanza forse divisiva ma per noi fondamentale: l’eliminazione dello zucchero da barbabietola dal vino. Nella bottiglia, secondo noi, ci va solo il frutto della pianta della vite, poiché nel grappolo è già contenuto tutto quel che occorre alla vinificazione”.

La cultura del vino come alimento identitario

“Capita che il vino riceva attacchi in quanto bevanda alcolica – ha evidenziato il professor Luigi Moio, Vicepresidente di Oiv, l’Organizzazione Internazionale della Vigna -. Ma il vino non è un superalcolico e non può essere accostato a queste bevande, anzi, il vino può essere un formidabile strumento di educazione alla moderazione e al consumo responsabile. Consumare vino significa prendere parte a un vero e proprio cerimoniale che tocca dimensioni sociali, conviviali, tradizionali, storiche”.

Il professor Moio ha poi offerto la sua testimonianza sul modello cooperativo: “Ho visitato molti dei paesi che oggi sono qui riuniti, mi ha colpito l’organizzazione che hanno queste cooperative, la qualità del vino che esprimono. Il ruolo delle cooperative è straordinario, e negli ultimi anni si è elevato. È un’evoluzione di competenze e qualità che ha dato slancio alla produzione vitivinicola mondiale, garantendo cultura del lavoro ed etica del vino in quanto prodotto agricolo. Non dimentichiamo che fare vino non è una questione industriale, non ci sono ricette per produrlo. La cooperazione è anche attrezzata per portare avanti la sostenibilità, su tutti i livelli, perché ha controllo sulla filiera, può fornire indicazioni, mettere in rete i processi, garantire una maggior sicurezza. Anche perseguendo un modello di economia circolare, grazie ai processi di distillazione e di lavorazione dei sottoprodotti”.